Un ritratto della Beata Maria Gabriella Sagheddu a 100 anni dalla nascita.
Anima forte e vitale, instancabile sul lavoro, un carattere che talora appariva testardo, ma era solo fiero e temprato dalla sofferenza, addolcito dalla innata generosità verso il prossimo. Sono questi i tratti evidenti della Beata Maria Gabriella, giovane donna che nacque e appartenne interamente a Dorgali. Nata il 17 marzo 1914, da Marco Antonio Sagheddu e da Caterina Cucca, Maria (il nome Gabriella fu assunto dalla giovane quando ella divenne monaca) conobbe una comunità assai diversa da quella di oggi. Proprio nell’anno della sua nascita scoppiò la prima guerra mondiale che l’anno successivo trascinò nella sua scia di morte anche l’Italia, con la Sardegna che fu, in proporzione agli abitanti, la regione che diede il più alto tributo di sangue al conflitto. Questo triste primato compiacque il governo di Roma che non mancò di lodare i sardi per il coraggio e lo spirito di sacrificio mostrati sui campi di battaglia contro tedeschi e austriaci. Come se la guerra non fosse un flagello già abbastanza duro da sopportare, sempre in quegli anni infuriò la “spagnola”, virus influenzale che decimò la popolazione sarda e dorgalese, portandosi via anche il padre ed un fratello della Beata, che allora aveva solo cinque anni. Una Dorgali assai diversa dalla attuale come detto, un tempo in cui le persone, abituate all’incertezza del domani e alla presenza costante della morte, svilupparono un attaccamento tenace alla vita, vissuta intensamente, istante per istante.
Il primo 900 rappresentò non solo per l’Italia e la Sardegna, ma per la stessa Dorgali un momento di enormi sconvolgimenti politici, sociali, economici e specialmente di grandi sentimenti e scelte individuali. Tra i dorgalesi che in quegli anni fecero parlare di sé vi furono Pietro Fancello, stimato giudice di corte di Cassazione e padre del cofondatore del Partito Sardo d’Azione, Francesco che rischiò più volte la vita per la sua scelta antifascista. L’anarchico Pasquale Fancello (noto Crodazzu), capopopolo a Dorgali, combattente in Francia.
Suor Maria Gabriella, Marì come la chiamavano (e non Maù come scrivono molti testi traducendo erroneamente dal sardo) rappresenta a pieno quell’epoca di grandi emozioni collettive ed individuali che caratterizzò anche la Chiesa, allora gratificata dalla scelta di tantissimi giovani, tra cui due amiche della stessa beata, di dedicarsi interamente al Signore.
A guidare e proteggere il cammino di Marì nei primi giorni in cui la vocazione a lungo covata si trasformava nella decisione di prendere i voti, fu l’allora vice parroco Don Basilio Meloni, personalità ancora oggi ben viva nella memoria dei dorgalesi per l’amore con cui questi svolse la propria opera pastorale e per l’impegno sociale instancabile profuso a favore della comunità. La Beata conobbe però un’altra grande anima della chiesa di allora, quel Rettore Mura che fu parroco di Dorgali al tempo in cui ella decise di entrare in convento e che pagò a caro prezzo la scelta di battersi contro l’ingiustizia fra gli uomini, difendendo non solo dall’altare i valori di amore e sacrificio insegnati dalla Chiesa cattolica. Rettore Mura fu una vittima della spietatezza di quegli anni, che ebbero nel banditismo, nelle rivolte di popolo, nell’estrema povertà dei più contrapposta allo strapotere dei pochi e nella dittatura fascista i tratti più terribili.
L’immagine mostra la tomba di Suor Maria Gabriella nel monastero di Vitorchiano (Comune in provincia di Viterbo- Lazio)
Per quanto lontana nel tempo, la Dorgali di suor Sagheddu, scomparsa il 25 aprile 1939 nel monastero trappista di Grottaferrata (a pochi mesi dallo scoppio della seconda guerra mondiale), beatificata nel 1983 da Papa Giovanni Paolo II, ha lasciato segni profondi nelle generazioni successive. A iniziare dall’abilità nel lavoro, allo spirito intraprendente che talora diventa cocciuta testardaggine, unito però ad un’indole generosa, ancora oggi la buona parte dei dorgalesi è riconoscibile per questi caratteri.
Tutte le immagini sono state gentilmente concesse in visione dalla parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria di Dorgali
Pierfrancesco Lostia
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